Ossigeno ad altro flusso a tutti i pazienti con IMA? Pensaci Giacomino!

28.03.2009 05:29

 

 FORM ON LINE: OSSIGENO AD ALTO FLUSSO POTENZIALMENTE DANNOSO NELLE SINDROMI CORONARICHE ACUTE -

 

Chi di noi non piazza un pizzico di ossigeno ad un paziente con sindrome coronarica acuta o diagnosi di IMA? Pochi, credo. La cosa non riguarda solo noi, ed è una pratica di routine da almeno un secolo.

 

Perché lo facciamo? Il razionale sembra risiedere nel fatto che l’uso della terapia con ossigeno dovrebbe portare un aumento dell’apporto di O2 al miocardio e, di conseguenza, ridurre l’estensione della area necrotica. La prognosi sicuramente ne trarrà beneficio.

 

L’evidenza per questa pratica routinaria viene presa in prestito a modelli animali che ne dimostrano i benefici, ma questo non è vero per tutti gli studi presenti in letteratura. Qualcuno, anzi, non solo riporta l’inefficacia dell’ossigeno terapia nel ridurre l’estensione dell’IMA, ma pone dubbi persino sulla sua potenziale tossicità e lesività. Esiste evidenza anche a questo proposito.

 

Da un punto di vista fisiopatologico la cosa si spiega perché la ricerca dimostra che la tensione d’ossigeno è un fattore molto importante nella regolazione del tono delle arterie coronariche e che l’iperossiemia può provocare una riduzione marcata del flusso in queste arterie. Altri effetti cardiovascolari della terapia con alti flussi di O2 nei pazienti con IMA sono la riduzione della gittata cardiaca e della gittata sistolica, aumento delle resistenze vascolari sistemiche e della PA.

 

Nonostante queste evidenze contrastanti, la maggior parte delle linee guida continuano a raccomandare l’uso di routine dell’ossigeno nel trattamento dell’infarto miocardico acuto, una condizione nella quale la gestione si muove oramai solo sulle linee della evidence-based medicine.

 

Partendo da questi presupposti un gruppo di ricercatori della Nuova Zelanda ha condotto una review sistematica su tale argomento i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Heart.

 

Le conclusioni fanno riflettere, perché gli autori concludono affermando: L’evidenza limitata che abbiamo oggi suggerisce che l’uso routinario di alti flussi di ossigeno nell’infarto miocardico non complicato può provocare un aumento dell’are di necrosi e, forse, aumentare il rischio di mortalità.

 

Articolo segnalato da Rodolfo Sbrojavacca, direttore SOC Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso. Azienda Ospedaliero-Universitaria s. Maria della Misericordia di Udine. FONTE: Wijesinghe M et al. Routine use of oxygen in the treatment of myocardial infarctione: systematic review. Heart 2009; 95: 198-202

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